
Ieri sera, a quest'ora, ero in sala a vedere gli ultimi istanti di un film che dire che mi è piaciuto sarebbe riduttivo.
Adoravo Baz Luhrmann in precedenza, grazie soprattutto al film 'Moulin Rouge', che rientra nella mia corta - cortissima - lista di film preferiti, ma grazie al film di ieri sono riuscita ad adorarlo ancora di più.
Fresca di lettura de 'Il Grande Gatsby', mi sono quindi ritrovata a dover scrivere la recensione per voi su questo libro e, vista la visione del film, ho deciso di fare una sorta di recensione generale (nonostante le mie scarse, facciamo nulle, abilità nel recensire un film).
Io credo che l'errore più grande che si faccia iniziando a leggere questo libro sia il credere che si tratti di una storia d'amore.
Non parla di una storia d'amore. Parla di un sogno, parla di una necessità, parla di un desiderio dissacrante.
Questo libro parla di qualcosa di molto più grande dell'amore, ma che Fitzgerald traduce in una sorta di amore. Jay Gatsby è ossessionato da quella luce verde che c'è in ognuno di noi, che deve esserci in ognuno di noi, da quel sogno che ci fa andare avanti, che ci fa desiderare di arrivare un po' più su, di andare un po' più in la. Gatsby è la rappresentazione terrena di un uomo di grand principi e di forti e saldi valori, che ci fa dimenticare i suoi trascorsi per il fine nobile che vuole raggiungere.
James Gats, di umili origini, è il capro espiatorio di una società sbagliata, votata ai soldi piuttosto che ai sentimenti, al lusso piuttosto che all'amicizia.
La storia è narrata dal punto di vista di Nick Carraway, che nella casa confinante con quella di Gatsby, a West Egg, nell'estate del 1922.